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Le viti selvatiche

Attualmente i vivai Longobardi dispongono nella propria azienda di ben quindici ettari di Piante Madri per la produzione di Portainnesti di viti (PMP), comunemente dette viti americane. Tutti gli impianti di viti americane sono stati realizzati utilizzando materiale di selezione clonale e sono sottoposti annualmente al controllo e certificazione da parte degli organi preposti. Dalle viti americane, coltivate in azienda, si ottengono le talee franche, impiegate per la produzione delle barbatelle selvatiche, e le talee portainnesto, destinate, invece, a costituire il piede delle viti innestate. Negli ultimi anni, in azienda, si assiste a un progressivo aumento della produzione di viti innestate, oggi, sempre più impiegate per l'impianto dei nuovi vigneti, e ad una corrispondente riduzione della produzione di barbatelle selvatiche. Nell'ambito di quest'ultime sono ancora prodotte quelle che, oggi, trovano i maggiori consensi da parte dei viticoltori nelle regioni meridionali, là dove viene ancora utilizzata la barbatella franca da innestare in campo.
SCELTA DEL PORTAINNESTO. Il viticoltore che intende provvedersi di barbatelle selvatiche per nuovi impianti di viti o reimpianti deve sapere che la scelta del portainnesto rappresenta un momento fondamentale nella realizzazione di un nuovo impianto, in quanto scegliere male o commettere un errore in questa fase può compromettere l'avvenire del vigneto. Essa va fatta con ponderazione, in funzione:
1. Delle caratteristiche pedo-dimatiche dell'ambiente in cui si opera e in particolar modo di quelle limitanti come: siccità, percentuale di calcare attivo, tenore in cloruri, carenze di microelementi, stato di fertilità e stanchezza del terreno, presenza di nematodi o agenti di marciumi radicali. Ad esempio nei terreni fortemente calcarei, clorosanti, sono consigliati portainnesti tipo il 140 R o il 34 E.M., nei terreni litoranei salsi da ottimi risultati il 1.103 P., negli ambienti siccitosi si adattano bene il 140 R e il 1.103P., in caso di reimpianti il 140 R è quello che risente meno del la stanchezza del terreno;
2. Dell'affinità d'innesto con la cultivar che si vuole innestare in quanto un vitigno innestato da buoni risultati solo se ha una perfetta affinità d'innesto con il portainnesto;
3. Dell'influenza che il portainnesto ha sull'equilibrio vegeto-produttivo della pianta, potendo, il portainnesto, influenzare la vigoria, la longevità e il ritmo vegetativo della pianta, nonché il rapporto tra quantità di uva per ceppo e la sua qualità. Ad esempio nei terreni molto fertili o negli impianti ad alta densità (controspalliere) occorre limitare la vigoria vegetativa del vitigno e ciò si può ottenere impiegando un portainnesto poco vigoroso come il 420 A o il 157/11 o il 34 E.M., mentre per impianti a bassa densità (tendone) o su terreni magri si consiglia l'impiego di portainnesti molto vigorosi, in grado di compensare la scarsa fertilità del terreno, come il 140 R., ed ancora, per le uve da tavola precoci è consigliabile l'impiego del 34 EM che, avendo un ciclo vegetativo più breve, è in grado di anticipare la maturazione delle uve.
È indubbio, comunque, che nella scelta del portainnesto giova basarsi sull'esperienza locale, cercando di sapere quali portainnesti, in condizioni analoghe alle proprie, hanno dato i migliori risultati.
Ciò premesso, nelle seguenti schede tecniche sono riportati i portainnesti attualmente disponibili presso i vivai Longobardi e, per ognuno di essi, sono state indicate, accanto, le principali caratteristiche. La scheda non ha la pretesa di essere completa, ma vuoi essere solo un valido strumento di consultazione sia per i tecnici che per tutti coloro che intendono realizzare nuovi vigneti e si trovano a dover affrontare e risolvere il difficile problema della scelta del portainnesto.


Qualche notizia utile per l'impianto


Presso i vivai Longobardi ogni barbatella selvatica o vite innestata viene preparata, confezionata e conservata in maniera tale da essere consegnata al cliente nelle condizioni più idonee per assicurare il buon attecchimento delle piante. Le barbatelle o viti innestate, una volta estirpate, vengono selezionate da mani esperte, toelettate, sottoposte ad un ulteriore intervento di paraffinatura per proteggere l'innesto delle alte temperature, che possono essere causa di disidratazioni e da quelle basse ( gelate tardive) ed infine confezionate in imballaggi idonei a mantenere la germinabilità delle viti. Precisamente le piante, con le radici coperte di torba umida, sono avvolte in un film plastico nero, per assicurare il mantenimento di un buon grado di umidità delle parti non paraffinate delle piante, e confezionate in cartoni. Questi, per evitare il germogliamento delle piante che sottrae sostanze di riserva, vengono conservati in locali o nelle celle frigo a temperature di +2/+S C° sino al momento del la consegna al cliente per la messa a dimora. In queste condizioni ottimali le viti mantengono in se tutto il potenziale vegetativo che permetterà loro di accrescersi e svilupparsi sin dal primo periodo senza subire forti stress da trapianto. Si consiglia:
PRIMA DELL'IMPIANTO: di preparare accuratamente il terreno, di non anticipare eccessivamente il momento dell'impianto soprattutto se il terreno è bagnato, compatto e freddo, di ritirare le barbatelle o viti da impiantare alcuni giorni prima dell'impianto per permettere l'acclimatamento delle stesse e di conservarle negli imballaggi originali in locali riparati e freschi, soprattutto al riparo delle correnti d'aria e da forti sbalzi di temperatura, di immergere le radici delle barbatelle o delle viti in acqua per almeno 12 ore prima dell'impianto in modo da consentire la reidratazione dei tessuti dopo il periodo di trasporto e conservazione.
AL MOMENTO DELL'IMPIANTO: di procedere all'impianto solo se il terreno è in tempera, di preparare le piante recidendo le radici a 1 cm, di comprimere il terreno ai piedi delle piante in modo da farlo aderire bene alle radici ed evitare la possibile formazione di cavità vuote, questo assestamento del terreno attorno al piede della pianta può essere ottenuto molto bene mediante un'annaffiatura che garantirà al terreno a contatto con le radici un buon grado di umidità, di interrare le piante a 25 - 30 cm. di profondità, meno nei terreni umidi di più in quelli asciutti, di lasciare il punto di innesto sopra il livello del terreno (5-8 cm. fuori terra) per evitare l'affrancamento della marza (la parte sopra il suolo andrà protetta con cumulo di terra che dovrà rimanere a germogliamento avvenuto), di non effettuare concimazioni o trattamenti antiparassitari in buca o localizzati vicino alle radici per non danneggiare gli apparati radicali delle piante.
DOPO L'IMPIANTO: delle viti innestate particolare cura dovrà essere posta nei trattamenti antiperonosporici da proseguirsi fino all'autunno, evitando l'uso di prodotti a base di rame nei primi mesi di vegetazione. Nelle annate siccitose si dovrà intervenire con irrigazioni di soccorso.





140 RUCCERI (Vitis Berlandieri x Vitis Rupestris)

Portainnesto molto vigoroso che imprime alla marza grande vigore per questo se ne consiglia l'impiego nei terreni poveri e siccitosi dovi la grande vigoria di questo portainnesto compensa la scarsa fertiliti del terreno e permette di avere ottimi risultati. Il 140 R. è il portainnesto più resistente alla siccità (grazie al suo apparato radicale fittonante) e al potere clorosante del terreno (tollera sino al 20 % di calcare attivo) per cui si adatta bene ai terreni siccitosi e calcarei (ad es. quell ottenuti dalla frantumazione di rocce calcare) ma si comporta bem anche in regime irriguo. È consigliato nei terreni mediamente compatti, calcareo-argillosi, asciutti, purché non molto fertili e non molte umidi ed è il più indicato per i reimpianti di vigneto in quanto resiste bene alla stanchezza del terreno. Ha una buona affinità d'innesto con le diverse cultivar di uva da vino e da tavola e fruttifica abbondantemente.



1103 PAULSEN (Vitis Berlandieri x Vitis Rupestris)


Portainnesto vigoroso. E' tra i portainnesti il più plastico nei riguardi del terreno. Il 1.103 P, infatti, si adatta bene nei terreni tenaci e compatti e, quindi, può essere utilizzato, con successo, nei terreni argilloso-calcarei con sottosuolo fresco anche se umido. Ha anche una ottime resistenza alla siccità e al calcare attivo (non mostra sofferenza a dosi di calcare attivo inferiori al 18%) e quindi si adatta pure ai terreni poveri, siccitosi e clorosanti. Infine, il 1.103 P è il portainnesto più resistente alla salsedine del terreno (tollera sino al 1,5 per mille di cloruro di sodio) e quindi è consigliato nei terreni salmastri. Questo portainnesto ha un largo spettro di compatibilita all' innesto con la maggior parte delle cultivar di uva da vino e da tavola. Per la cultivar di uva da
tavola Red Globe si consiglia l'innesto a gemma perché quello a spacco, eseguito a dimora, può dare origine a qualche insuccesso.




110 RICHTER (Vitis Berlandieri x Vitis Riparia)

Portainnesto di gran vigore, conferisce una buona vegetazione alla marza innestatavi, nella quale induce pure una buona produttività. È un portainnesto di origine francese assai interessante, molto utilizzato nei terreni marginali ed ora va estendendosi in tutto il bacino mediterraneo nei terreni difficili per potere clorosante, aridità e povertà. Il 110 Richter da buoni risultati nei terreni asciutti e calcarei, anche se compatti, per cui è indicato nei terreni asciutti di collina dell'Italia settentrionale o per i terreni di pianura dell'Italia meridionale, anche alquanto compatti o superficiali. Ha una buona resistenza alla siccità ed ai terreni clorosanti (resiste fino al 17 % di calcare attivo) ma bisogna evitare terreni umidi soggetti a ristagni idrici nei quali deperisce facilmente. Questo portainnesto risulta affine all'innesto con le più diffuse cultivar di vite europea da uve da vino e da mensa.




157.11.C (Vitis Berlandieri x Vitis Riparia)


È un ottimo portainnesto che allo stato selvatico impressiona favorevolmente per l'aspetto sano e rigoglioso del suo fogliame, conferisce alle piante uno sviluppo continuo e una buona precocità. E' di facile adattamento, va bene anche nei terreni compatti, umidi, non però in quelli ciottolosi. E' consigliabile per i terreni freschi e profondi di pianura preferibilmente di medio impasto ma anche tendenzialmente argillosi e compatti dotati, comunque, di una buona fertilità. Resiste mediamente alla siccità ma debolmente agli eccessi idrici, ha una discreta resistenza alla clorosi e la sua soglia di calcare attivo è pari al 15%. Non va bene nei terreni troppo sabbiosi o ciottolosio o asciutti ed, inoltre, risente molto degli effetti della stanchezza del terreno. Ha una buona affinità di innesto con la maggior parte delle cultivar di uva da vino o da tavola.





34 E.M. (Vitis Berlandieri x Vitis Riparia)


Portainnesto di discreta vigoria, conferisce alle piante uno sviluppo ridotto e conclude in breve tempo il ciclo vegetativo-produttivo, favorendo così la precocità di maturazione e l'ottenimento di produzioni di qualità con elevato contenuto di zuccheri ed aromi, infatti è utilizzato soprattutto quale portainnesto per le uve da tavola precoci. Per la vigoria contenuta, inoltre, è indicato per vigneti con elevata densità d'impianto (controspalliere). Rispetto ai portainnesti più vigorosi è meno longevo. Preferisce terreni di medio impasto, tendente allo sciolto, profondi e freschi, però ha una buona resistenza nei terreni clorosanti e pedologicamente difficili derivanti dal disfacimento di rocce calcaree o tufacee. La sua soglia di resistenza al calcare attivo è pari al 20%. Scarsa, invece, è la resistenza alla siccità, all'umidita e alla compattezza del terreno. Ha una buona affinità d'innesto con la maggior parte delle cultivar di uva da vino e da tavola.





779 Paulsen (Vitis Berlandieri x Vitis Rupestris)

Selezionato da Paulsen a Palermo verso la fine delI'800, è un portinnesto che si comporta in maniera simile al 1103 P ma è dotato di vigoria sensibilmente inferiore. Il 779 P induce un certo ritardo nella maturazione dell'uva, si adatta bene ai terreni compatti, è dotato di buona resistenza alla siccità ma si adatta anche a terreni mediamente fertili. Buona la resistenza al calcare (fino al 20% di calcare attivo).
L'insieme di queste caratteristiche lo rende particolarmente adatto ai terreni del meridione d'Italia. Il 779 P ha un largo spettro di compatibilita all'innesto con la maggior parte delle cultivar di uva da vino e da tavola.





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